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Questo blog propone una sintesi dei contenuti più "caldi" del quotidiano online l'Occidentale.
Il nostro giornale è una delle poche testate che ha deciso di accettare la sfida del Web 2.0, ponendosi come luogo aperto in cui poter creare un dibattito, grazie ai commenti e agli strumenti messi a disposizione dalla Rete.
Non saremo neutrali o indifferenti sui grandi temi della nostra epoca, ma ciò non ci impedisce di cercare un dialogo con chi si trova su posizoni diverse dalle nostre.
Sono diversi gli spazi online che hanno come punto di riferimento la nostra testata, quindi non ci è possibile gestire i commenti e contributi dei lettori direttamente su questo blog. Rimandiamo pertanto al sito de l'Occidentale, dove sarà possibile commentare e interagire attivamente con la redazione. |
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30 maggio 2008
Raccomandate e raccomandati: Il Cav. immola le Poste al dialogo con l'opposizione (articolo completo)

Il
Governo Berlusconi ha scelto di nominare alla Presidenza di Poste
Italiane l’ex sindacalista dei postelegrafonici CISL, Giovanni Ialongo,
in omaggio alla strategia del dialogo con l’opposizione. La nomina
sarebbe stata in effetti concordata su iniziativa di Gianni Letta con
Walter Veltroni a cui occorreva ingraziarsi Franco Marini in chiave
anti dalemiana. Non a caso uomini vicini a Massimo D’Alema hanno fatto
saper di non condividere la designazione. La decisione lascia perplessi per il merito e per l’effetto “segnaletico” che ne consegue. Nessuno
discute il metodo del dialogo e anzi la nuova stagione berlusconiana ha
il pregio di avere saputo avanzare su questa strada rompendo
contrapposizioni antiche e superate. Occorre però ribadire con forza
che il dialogo non si applica ai contenuti, al merito delle questioni.
Su questi aspetti il dovere dei leader del centro destra è di non
tradire il mandato degli elettori che hanno votato per la riforma e il
rinnovamento. La decisione di affidare la presidenza di un’azienda
cruciale come Poste italiane a un rappresentante dell’opposizione, e
per di più un sindacalista aziendale, appare, invece, come una totale
remissione degli obiettivi proposti. E’ una scelta che ha sapore di
restaurazione e di conservazione. Coerentemente, nelle prime
dichiarazioni il neo presidente ha ribadito che la sua designazione
rappresenta la linea della continuità. Purtroppo
la continuità è proprio ciò di cui Poste potrebbe fare a meno.
L’azienda dovrà affrontare la liberalizzazione sancita dalla direttiva
UE che entrerà in vigore già nel 2010. A questa sfida Poste si presenta
ancora oggi con scarsa qualità e alti costi del servizio di recapito,
dovuta alla storica inefficienza gestionale e sovrapposizione delle
reti di recapito della corrispondenza e dei pacchi, come evidenziato
anche dal recentissimo Rapporto del Gruppo di lavoro sulla
liberalizzazione del mercato postale, istituito dal Ministero delle
Comunicazioni. Per altro Poste italiane
dovrà colmare il forte ritardo nel settore corriere espresso, pacchi e
logistica dove le alleanze internazionali sono cruciali per vincere la
sfida concorrenziale e dove i nostri principali competitori europei si
sono mossi già da tempo.
Infine
occorrerà che Poste rilanci e completi la valorizzazione dello
straordinario patrimonio costituito da Bancoposta dalle enormi
potenzialità, senza vantaggi o sussidi “impliciti”, ma in un’ottica di
sana e corretta concorrenza con il sistema bancario, che accresca il
benessere degli utenti e dei consumatori. In
questa prospettiva una decisone quale quella adottata ieri, pur
apprezzabile per la conferma dell’Amministratore delegato, non
costituisce il migliore viatico per una politica di rinnovamento, e non
lascia ben sperare per tutto il delicato comparto della pubblica
amministrazione su cui il segnala dato ieri non potrà che avere
ricadute dannose. commenta
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poste
governo
opposizione
| inviato da loccidentale il 30/5/2008 alle 17:27 |
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30 maggio 2008
Selezione di articoli da L'Occidentale. 30/05/2008. Viaggio in Italia: Ahmadinejad troverà un'accoglienza degna di lui
Sindacati al bivio: Brunetta apre al dialogo ma senza cedere ai ricatti della Cgil

Nel paese c’è attesa di riforme rapide ed efficaci della PA, i cittadini e le imprese chiedono al governo servizi pubblici di qualità. Non sopportano più che l’impiego pubblico goda di rendite. Per questo il ministro Brunetta ha scelto il dialogo con i sindacati, ma con una novità: prima si fissano gli obiettivi di efficienza, tutto il resto dipende dai risultati.
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Che in Campania da anni la gestione dei rifiuti sia stata improntata al malaffare è un dato inconfutabile. Che ci siano responsabilità delle persone coinvolte nella gestione dell’emergenza è altrettanto palese. Che la Magistratura riesca sempre ad assurgere al ruolo di protagonista assoluto nel momento clou, è un’altra evidenza.
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Sale l’attesa per il summit internazionale della Fao che avrà luogo a Roma dal 3 al 5 giugno. E non tanto per l’importanza del tema su cui il vertice sarà incentrato, la “Sicurezza alimentare”. E' piuttosto l’annunciata visita del presidente iraniano Ahmadinejad ad aver catturato l’attenzione dei media.
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29 maggio 2008
La Cgil rompe con Brunetta ma forse è meglio così (articolo completo)

L’abbandono
da parte della CGIL del tavolo di confronto convocato del Ministro
Brunetta sulla riforma della pubblica amministrazione è una pessima ma
al tempo stesso un’ottima notizia. Una pessima notizia, perché
dimostra quanto forti saranno le resistenze che il Governo incontrerà
nel tentativo di mettere davvero le mani su un settore, il pubblico
impiego, che sinora si è riuscito a sottrarre a tutti i tentativi di
riforma che si sono succeduti negli ultimi 15 anni. Anzi, da ogni
tentativo di riforma, Cassese, Bassanini, Frattini, le potenti lobby
sindacali sono riuscite a ricavare guadagni in termini di aumento del
proprio potere di interdizione e delle proprie rendite. Il tema
della riforma della P.A. è uno di quelli che non infiamma la pubblica
opinione (al di là delle superficiali campagne della premiata ditta
“Stella & Rizzo”) ma che rappresenta il nodo vero di ogni politica
di rilancio della competitività del Paese. Di fronte ad un moloch di
3,5 milioni di addetti (al quale devono essere aggiunti circa 800.000
“precari"), di fronte ad una spesa pubblica corrente per larga parte
rappresentata da pensioni e da stipendi dei pubblici dipendenti, di
fronte ad un andamento delle retribuzioni pubbliche del tutto sganciato
dall’andamento dei salari dei dipendenti privati, di fronte ad un
apparto burocratico che rappresenta il principale fattore ritardo del
Paese in tutte le classifiche internazionali, non occuparsene sul serio
è come chiudere gli occhi per non essere visti. La scelta
aventiniana della CGIL può però rappresentare una buona notizia nella
misura in cui introduce un salutare bagno di verità. Lo scontro
con Brunetta è intervenuto su un punto di natura meramente procedurale,
apparentemente secondario. La CGIL infatti rivendicava il proprio
diritto di partecipare alla consultazione con una rappresentanza al
“gran completo”, nella quale fossero presenti tutti i responsabili
delle numerose federazioni del pubblico impiego. Brunetta pretendeva
rappresentanze snelle in cui ciascuna confederazione fosse
rappresentata da un solo responsabile. In realtà, dietro la pretesa
delle CGIL (del tutto immotivata dal punto di vista formale atteso che
non si trattava di negoziare i contratti di ciascun comparto ma solo di
acquisire le generali valutazioni sindacali sulle strategie del Governo
di riforma dell’amministrazione) si nasconde il desiderio di preservare
quell’insieme di regole non scritte e di prassi consolidatesi negli
anni che hanno in via di fatto instaurato un regime di cogestione
sindacale sul pubblico impiego. Cogestione non limitata unicamente ai
profili strettamente sindacali delle previsioni economiche e normative
dei contratti collettivi, ma estesa anche alle decisioni organizzative
che le amministrazioni, in quanto datori di lavoro, dovrebbero poter
assumere unilateralmente, al massimo informando preventivamente il
sindacato. In tal modo, il sindacato è sinora riuscito ad
impedire ogni serio tentativo di riforma del settore e, al tempo
stesso, a preservare la propria pletorica organizzazione burocratica ed
il proprio formidabile insediamento amministrativo: oltre tremila
dipendenti pubblici, pagati dal contribuente, che a tempo pieno fanno i
sindacalisti, promozioni e progressioni economiche sostanzialmente
cogestite dal sindacato, uffici del personale diretti da persone
gradite al sindacato quando non direttamente sindacalisti, l’Agenzia
per la rappresentanza delle pubbliche amministrazioni (ARAN) ridotta a
dependance del sindacato, contratti integrativi che riconoscono
generosi aumenti del tutto slegati dagli incrementi di produttività e
che derogano alle previsioni dei contratti nazionali quando non della
stessa legge. Come si vede, il problema è assai più ampio e
complicato di quanto dicano le rituali denunce sui fannulloni. Se pure
si riuscisse a licenziare qualche decina di dipendenti pubblici
assenteisti, che durante l’orario di servizio vanno a fare la spesa,
ciò sarebbe forse sufficiente a placare il desiderio di “vendetta” di
un’opinione pubblica esasperata, ma lascerebbe del tutto immutata la
sostanza dei problemi. Hic Rhodus, hic salta! La sfida di Brunetta è
difficile ma, contemporaneamente, è ineludibile. Auguri Ministro!
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29 maggio 2008
Selezione di articoli da L'Occidentale. 29/05/2008. Disinformatjia: Smascherato dopo 8 anni il caso Al Dura
Italiani in bolletta. Tremonti passa alle maniere forti

La fotografia scattata dall'Istat è impietosa: metà delle famiglie vive con meno di 1900 euro al mese e gli stipendi italiani sono crollati rispetto alla media degli altri paesi europei. Ma Tremonti è pronto a raccogliere la sfida e per far uscire l’Italia da questa condizione di debolezza sta pensando alle “maniere forti” contro i “poteri forti”.
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Daniela Santanchè ha proposto di riaprire le case chiuse, abrogando alcuni articoli della legge Merlin e comincerà a breve a raccogliere le firme per un referendum. Berlusconi ci stupisca. Faccia sua l'iniziativa e ci risparmi l'inutile perdita di tempo e soldi che richiede un referendum.
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Dopo aver investito tempo e risorse in una penetrazione economica ultra decennale verso il sud-est asiatico, il Medio Oriente e il continente africano, la Cina sta ora rivolgendo la sua attenzione ai governi sud-americani.
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Dopo otto anni e migliaia di inutili morti, arriva il verdetto : Mohammed Al Dura, il bimbo icona della seconda intifada, non è stato ucciso dal fuoco dell’esercito israeliano e forse non è neppure mai morto. Noi lo sapevamo già, ma le implicazioni di questa vicenda sono d’una gravità senza precedenti.
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 Paolo Sorrentino non ha fatto mistero di considerare Andreotti come un “criminale” e di avere voluto fare il film solo per consegnare alla storia il famoso bacio tra Totò Riina e Giulio Andreotti che nella realtà nessuno riesce a immaginare come possa esserci stato.
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28 maggio 2008
Succede alla camera: Ma quale scivolone! Ieri il Governo è stato solo impallinato dai cacciatori (articolo completo)
La giornata parlamentare di ieri ha regalato il
primo scivolone della maggioranza di centrodestra. Niente di grave,
fanno sapere dal governo e dal Pdl, alla fine si trattava di una norma
riguardante la caccia inserita nelle disposizioni attinenti gli
obblighi comunitari. Nulla di irreparabile, quindi, un evento che in
fin dei conti ci può stare anche perché la maggioranza ha tenuto di
fronte all’ostruzionismo dell’opposizione, attuato per contrastare
l’emendamento su Rete 4 inserito nello stesso provvedimento. In
effetti come lo stesso Berlusconi ieri sera confidava ai suoi si tratta
più di una questione di immagine che di sostanza. E ieri chi lo ha
potuto incontrare pare lo abbia trovato piuttosto scosso. Il
ragionamento del Premier sarebbe stato più o meno questo: non è
possibile andare sotto quando si hanno cento deputati di vantaggio
sull’opposizione. Soprattutto se si è andati al governo del Paese per
dare un’immagine nuova e diversa della politica. Ed invece alla prima
prova oltre cinquanta deputati assenti. Non un bello spettacolo. Questo
quanto si diceva ieri in merito all’incidente. Ma non è tutto, perché
come spesso accade nella politica accanto ad una versione ufficiale ce
ne sono sempre delle altre, meno evidenti ma altrettanto interessanti.
Una risponde alla logica delle lobbies ed in particolare a quella della
caccia, che avrebbe finito per incidere sull’esito finale e sulla
bocciatura dell’emendamento. Una ricostruzione
che diversi esponenti del Pdl considerano attendibile visto che proprio
quella dei cacciatori rappresenta un gruppo di pressione, per dirla
all’americana, che raccoglie simpatie sia a destra che a sinistra. Peso
che quindi alla fine sarebbe stato determinante facendo mancare quei
due voti necessari per far passare il provvedimento. Un emendamento che
recepiva la Direttiva Uccelli, norme specifiche per garantire il buono
stato di conservazione degli uccelli protetti e per tutelarne i
delicatissimi periodi di nidificazione e migrazione. Quindi un ottimo
terreno su cui far sentire la propria voce, quella appunto dei
cacciatori, facendo intendere ai vertici ed al governo che non basta
avere una maggioranza schiacciante per andare avanti. Ma
qualcuno ipotizza che quanto successo ieri possa avere anche un valore
simbolico. Potrebbe essere stato, di vocifera negli ambienti di
palazzo, una sorta di avvertimento al premier ed allo stesso governo
che sarebbe voluto suionare grossomodo così: da qui in poi non saranno
votati provvedimenti a scatola chiusa. In questo senso, la caccia
sarebbe stato il primo passo, il primo avvertimento sulla necessità di
un maggiore confronto all’interno della maggioranza. Ma
c’è anche chi non crede alla “tesi dei cacciatori” e racconta invece di
una tensione sotterranea, strisciante però altrettanto dura all’interno
della maggioranza. Una sorta di braccio di ferro che starebbe da giorni
impegnando i vari spezzoni della maggioranza di centrodestra. Quale la
ragione? Le nomine dei consigli d’amministrazione delle grandi aziende
partecipate dallo Stato e quotate in Borsa. Sarà
un caso ma proprio dopodomani scadono i termini per la presentazione
delle liste per i CdA di Eni ed Enel, mentre già domani l’assemblea di
Poste Italiane sarà riunita. E se appaiono scontate le conferme di
Scaroni (Eni) e Conti (Enel) ai vertici delle rispettive aziende, la
“battaglia” interesserebbe le presidenze ed i posti nei consigli di
amministrazione. Senza contare il CdA della Rai che proprio a fine mese
scade e sul quale la partita già da settimane è iniziata. Temi
caldissimi che spiegherebbero le fibrillazioni nella maggioranza ed
infine anche lo scivolone di ieri. In sostanza
un segnale lanciato soprattutto al governo ed ai suoi vertici per far
capire che alcune scelte societarie davvero sono poco facili da
digerire. In particolare le cronache parlamentari, non ufficiali,
raccontano di una forte insofferenza di An verso il board di Poste.
Massimo Sarmi sarebbe il pomo della discordia che il partito di Fini
non vorrebbe riconfermare come amministratore delegato. Al momento
sembra comunque che gli eventi dovrebbero assicurare la poltrona.
Eventi che portano dritti a Gianni Letta, con cui proprio Sarmi avrebbe
ottimi rapporti. Soluzione che però An non accetta affatto, così come
quella per la presidenza che dovrebbe andare a Francesco Valsecchi
(Fini ed i suoi colonnelli vedrebbero bene Salvatore Rebecchini, ex
presidente della Cassa Depositi e Prestiti). Ma
anche dalle parti della Lega la situazione non sarebbe delle più
tranquille. Qui la partita si gioca sul CdA dell’Enel dove poco dopo la
vittoria elettorale lo stesso Umberto Bossi aveva lanciato Gianfranco
Tosi alla poltrona prestigiosa di Ad. Proposito poi con il tempo
abbandonato, ma non per questo le tensioni sarebbero venute meno.
Infatti ai leghisti, spiegava ieri il capogruppo Cota, non va giù che
oltre a Tosi nel consiglio ci sia solo un rappresentante in quota Lega.
La partita che quindi si sta giocando è tutta interna alla maggioranza
dove nel Pdl Forza Italia ed Alleanza Nazionale agiscono come due forze
politiche distinte attente a contendersi le principali caselle da
occupare e la Lega che ha intenzione di far contare il suo peso
elettorale. Intanto oggi dovrebbe essere il
giorno delle scelte, anche se c’è l’ipotesi di un eventuale slittamento
che comunque non potrebbe andare oltre questa settimana. E gli occhi
sono puntati sulle votazioni a Montecitorio dove qualcuno non esclude
nuovi colpi di scena e segnali politici. commenta
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cacciatori
pdl
governo
| inviato da loccidentale il 28/5/2008 alle 18:6 |
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28 maggio 2008
Selezione di articoli da L'Occidentale 28/5/2008 Con Frattini l'Italia si è liberata del suo peggior caveat: Massimo D'Alema
Con Frattini l'Italia si è liberata del suo peggior caveat: Massimo D'Alema

Con D’Alema e Prodi in politica estera abbiamo assistito al vecchio tema andreottiano con l’aggravante che non siamo più all'epoca della Guerra Fredda. Ma Frattini e Berlusconi hanno già corretto la rotta, facendo assumere all’Italia le responsabilità che le competono.
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Che il mutuo sia uno dei principali problemi degli italiani, è indubbio. Non è un caso, infatti, che nel primo CdM Giulio Tremonti abbia varato alcune misure, fra cui quella di agganciare le rate dei mutui a tasso variabile ai coefficienti del 2006. Una mossa che, a primo avviso, sembra strizzare l’occhio ai consumatori, ma che rischia di diventare solo un’illusione.
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Molti osservatori (a conoscenza dei dati) pensavano che il CdA si sarebbe concluso con un coup de théâtre, ossia un colpo di scena: dimissioni di tutti per costringere il Governo a nominare un commissario ed iniziare una delle possibili strade che sembrano inevitabili, una procedura giudiziaria di fallimento o di liquidazione, la vendita di rami d’azienda promettenti (con scorporo della compagnia), un’operazione in base alle legge Marzano per corresponsabilizzare i creditori nell’eventuale rilancio di quel-che-resta della compagnia. Invece ...
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Doppio standard: Anche in Germania il comunismo è solo un peccato di gioventù
In Turingia ha appena fatto il suo ingresso nel dicastero della Giustizia la signora Marion Walsmann, ora nei ranghi della Cdu ma con un passato da deputata nell’allora Germania est e da sostenitrice della repressione di Piazza Tienammen.
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Dichiarando di voler negoziare senza precondizioni con i peggiori dittatori del mondo, Obama ha commesso una gaffe che poi ha elevato al rango di sua personale dottrina di politica estera per non dover ammettere pubblicamente di aver sbagliato.
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I giornali della sinistra e dintorni, primi tra tutti Unità e Manifesto (ma anche Repubblica parla della "nuova aria che tira") stanno elaborando un teorema pazzoide e bugiardo secondo cui da quando "le destre" sono al governo, l'Italia è attraversata da un'ondata nera nazifascista. Ora è evidente a chiunque abbia la testa sgombra da veleni e vendette che le cose non possono stare in questo modo. Primo perché ...
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27 maggio 2008
A Napoli il governo va avanti tra arresti e rimozioni (articolo completo)
Un avviso di garanzia al prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, per presunte irregolarità sulla gestione dei rifiuti; 25 ordini di custodia cautelare ai domiciliari consegnati a dipendenti e funzionari del Commissariato per i rifiuti da parte dei carabinieri del Noe (Nucleo tutela ambiente), tra i nomi "eccellenti" Marta De Gennaro, responsabile del settore sanitario del Dipartimento della Protezione civile e già vice di Guido Bertolaso quando l'attuale sottosegretario era commissario ai rifiuti, e Michele Greco, dirigente della Regione Campania e prima alla Protezione civile. Arrestato anche l'amministratore delegato della Fibe per traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. E questo è solo l'ultimo atto della intricata questione rifiuti.
Continua la linea dura per ricercare oltre alle soluzioni anche i responsabili, mentre a Chiaiano si vive la prima giornata di tregua dopo il "cessate il fuoco" della notte. Proprio stanotte, infatti, nel paese campano la pace sembrava tornata, dopo la rimozione della prima barricata dei cassonetti. Ora non resta che aspettare. Secondo il sottosegretario all’emergenza rifiuti Bertolaso, le verifiche di carotaggio dovrebbero durare circa 20 giorni: solo al termine di queste si potrà dare il via libera al trasporto dei rifiuti nelle cave di tufo che attualmente ospitano un poligono di tiro.
Ma intanto almeno il problema della popolazione locale sembra esser stato risolto. Berlusconi lo aveva ribadito: ascoltare quello che hanno da dire le comunità locali, cittadini e sindaci è bene accetto, ma nessun cedimento. E Bertolaso con questo spirito ha incontrato i rappresentanti dei Comuni. Al termine dell'incontro era stato deciso di fare entrare i tecnici nella cava per permettere le verifiche. Il sindaco si era appellato ai manifestanti per far sì che venissero tolti i blocchi e permettere l’arrivo delle ruspe.
A quasi una settimana dal consiglio dei ministri della svolta, nel quartiere periferico di Napoli si vivono ancora ore di attesa e ansia. Una legge non poteva certo cambiare le cose, per quanto fornisca gli strumenti necessari per reprimere gli abusi.
La risposta dei manifestanti di Chiaiano e del confinante comune di Marano non si eralasciata attendere. Ma l’estremizzazione delle forme di lotta non consente di operare con la dovuta serenità, favorisce anzi una contrapposizione di principio che prescinde dai controlli e dalle verifiche pur annunciati dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Guido Bertolaso, e confermati ulteriormente ai rappresentanti dei comuni di Serre e Marano nel corso dell’incontro avvenuto domenica negli uffici della prefettura del capoluogo partenopeo. Si è sancita una tregua onde permettere i rilievi nell’invaso (che dovrebbe accogliere 700mila tonnellate di rifiuti) da parte di tecnici nominati di concerto dal commissariato straordinario all’emergenza rifiuti e dalle autorità locali.
La tensione resta alta, la gente non si fida della via diplomatica e continua a rafforzare le difese, isolando le vie di comunicazione tra i comuni della provincia e l’area nord di Napoli contrapponendo auto capovolte, cassonetti, masserizie e filo spinato per impedire il passaggio. Un’area interdetta anche ai giornalisti, con gli operatori delle televisioni invitati a non superare le barriere, fatta eccezione per quelli di Sky24.
È questo lo scenario entro cui dovrebbe essere intrapresa la via del dialogo e del confronto. Eppure tanta intransigenza sarebbe stata sicuramente più utile per ostacolare l’azione delle organizzazioni criminali che hanno operato per decenni in modo incontrastato, sversando illegalmente rifiuti tossici senza controlli e senza tutele.
Ma la cosa che più di ogni altra sorprende, è l’esistenza di piani di riqualificazione, debitamente preannunciati, praticamente per ognuno dei siti dove è stata prevista l’apertura (o la riapertura) di una discarica o di un sito per il trattamento dei rifiuti. Progetti il più delle volte soltanto abbozzati e dati in pasto ai cittadini insieme alle illusioni di rinascita e sviluppo mai veramente perseguite. È avvenuto a Pianura, con l’avveniristico supergreen che avrebbe dovuto attrarre l’attenzione dei cultori del golf di tutta Europa; ci si è ripetuti a Barra, dove in luogo della raffineria dimessa della Q8 si voleva dislocare il polo universitario con la costruzione di campus in grado di ridisegnare completamente il volto dell’area est della città di Napoli; non ci si è sottratti nemmeno a Chiaiano, dove il solo parco collinare non era sufficiente a riempire il libro dei sogni irrealizzabili, dovendo aggiungere la realizzazione di un lago, funivie, centri sportivi e finanche una centrale di produzione energetica con l’impianto di pannelli fotovoltaici.
È normale che la sostituzione di simili prospettive con l’apertura di discariche o la costruzione di termovalorizzatori non può che gettare le popolazioni locali nello sconforto. Ma è anche in questo ambito che, alle pesanti responsabilità della classe dirigente e amministrativa, si affiancano quelle dei cittadini, per decenni inerti e indifferenti dinanzi allo scempio perpetrato ai danni della propria terra, creando il terreno fertile per le attività malavitose e avallando sprechi e ruberie di ogni tipo.
Tutto questo ha un prezzo che l’intera comunità è chiamata a scontare: il tempo dei sogni è svanito, mentre quello necessario per avviare il ciclo industriale dei rifiuti e sistemi di riciclaggio è troppo lungo per impedire l’apertura di nuove discariche per almeno altri 30 mesi. Visto che indietro non si può tornare e visto che tutti i progetti più meritori ed eco-compatibili potranno essere implementati nel medio e lungo periodo, l’alternativa a questa soluzione è rappresentata essenzialmente dal disastro ambientale, con cumuli di rifiuti destinati a giacere lungo le strade della regione a tempo indeterminato.
Ciò non significa, ovviamente, che si possa operare indistintamente senza il rispetto dei principi di salvaguardia ambientale e tutela della salute fissati dall’Ue. In tal senso la scelta della cava di Chiaiano ha fatto discutere sin dall’inizio, tanto che le perplessità in merito al suo possibile utilizzo sono molto forti. In attesa dei risultati delle indagini dei tecnici che non arriveranno prima di venti giorni, resta il pesante monito del prof. Franco Ortolani, ordinario di geologia presso l’Università Federico II di Napoli. In una audizione del luglio 2007 avuta presso la Commissione Bicamerale d’indagine sul ciclo dei rifiuti, Ortolani ha avuto modo di sottolineare la “non idoneità ambientale della quasi totalità delle cave della Campania per la realizzazione di una discarica di rifiuti (compresa quella di Chiaiano), in quanto ubicate per lo più in ammassi rocciosi permeabili (calcare, tufo, ghiaia) che nel sottosuolo ospitano le falde idriche che alimentano vari usi (potabile, industriale, agricolo). Inoltre molte cave sono state scavate a fossa come quelle che si trovano ai margini della pianura campana tra Pozzuoli, Giugliano, Villaricca, Chiaiano, la zona vesuviana, il nolano e il casertano (ad esempio Lo Uttaro), per le quali non è possibile garantire l’impermeabilizzazione alla base dei rifiuti per un periodo superiore a venti anni. Il loro riempimento con materiale inquinante rappresenta una garanzia di inquinamento per le acque sotterranee che transitano al di sotto”.
Si aggiunga che il bosco dei Camaldoli, sul versante di Chiaiano, è caratterizzato dalla presenza di importanti evidenze archeologiche, con resti di ville romane e di mausolei rupestri che occupano la Selva di Chiaiano e che sono ignoti alla cittadinanza. Un patrimonio archeologico che andrebbe recuperato e valorizzato e che invece rischia di essere compromesso irrimediabilmente dai lavori di ampliamento della viabilità funzionale a un più agevole accesso alle cave.
Per tali ragioni, più che di dialogo, termine largamente abusato nella logica distorta della politica italiana come sinonimo di patteggiamento e compromesso, così come ha sottolineato Sergio Romano sul Corriere della Sera, c’è bisogno di una informazione chiara, tempestiva, in grado di fugare ogni dubbio sui pericoli paventati in precedenza.
Dare risposte certe senza cedere alla violenza mostrando una indulgenza gratuita che verrebbe interpretata come ennesimo segno di debolezza dello Stato. La salvaguardia della salute e della memoria storica del nostro territorio, non la si ottiene contrapponendo strumenti di guerriglia, ma con comportamenti responsabili nella consapevolezza che è in gioco la sopravvivenza dell'intera regione.
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napoli
rifiuti
discariche
| inviato da loccidentale il 27/5/2008 alle 17:40 |
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27 maggio 2008
Selezione articoli de L'Occidentale 27/5/2008
Atomo ingrato: Il nucleare italiano e il lampadario della signora Gina

L’altro giorno il Ministro Scajola ha detto che si pone l’obiettivo di posare entro cinque anni (2013) la prima pietra per la costruzione di un “gruppo” di centrali nucleari “di nuova generazione”. Cerchiamo di capire. Intendeva dire che vuole rendere possibile consumare anche in Italia elettricità prodotta da centrali nucleari? Questo no di certo, perché ne consumiamo già ...
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Soluzioni alternative: Teniamoci gli immigrati, deportiamo i multiculturalisti
Se la cultura americana è oggi sotto assedio, non sono gli immigrati il problema. Il problema sono i multiculturalisti militanti che vogliono trasformare l’America in una sorta di blanda federazione di gruppi etnici e razziali. Ma la destra deve continuare a opporsi.
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Il precedente governo ha fatto ridere e preoccupare molti con Mr. Prezzi. Nascosto c'è l'intento di appropriarsi di una legittima competenza degli individui, ovvero decidere a che prezzo "tentare" di vendere ciò che si produce o rivendere ciò che si compra.
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Perché il premier turco Erdogan è volato a Damasco? Come mai si è messo a fare il pontiere tra Olmert e Assad? Le ragioni per le quali Erdogan vuole sfruttare il suo ruolo di mediatore nelle trattative siro-israeliane sono diverse...
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Il cardinale Bagnasco ha dedicato tre lunghi paragrafi della sua prolusione all’attualità politica del nostro paese. Ha fatto un discorso di alto profilo politico e ha coniato una espressione di vero spessore politico: operosa stabilità.
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26 maggio 2008
Rete 4 accende lo scontro politico, Veltroni taglia la linea del dialogo (articolo completo)
L’appuntamento è fissato per domani dalle ore 10. Il decreto sugli obblighi e le scadenze comunitarie, ribattezzato “Salva Rete 4” dall’opposizione, tornerà in Aula a Montecitorio dove già la scorsa settimana aveva messo a dura prova i rapporti tra maggioranza ed opposizione.
Al punto che lo stesso Walter Veltroni leader del Partito Democratico aveva ammesso che ci sarebbe stato un confronto “duro” senza alcuna volontà di dare spazio ad “un’opposizione morbida”.
Un muro contro muro che anche oggi il ministro ombra delle Comunicazioni, Giovanna Melandri, ha ribadito in una riunione informale della Commissione Trasporti.
“A Romani – ha spiegato la Melandri - abbiamo già chiesto esplicitamente di ritirare l’emendamento, oggi riformuleremo la nostra richiesta. Siamo al punto di sempre, mercato chiuso, un testo che non darebbe nemmeno risposte a livello comunitario: l’opposizione sarà intransigente. Domani vedremo”.
Quindi per ora nessuna novità sotto il cielo e per domani la previsione è di una nuova giornata dominata dall’ostruzionismo. Così come giovedì scorso quando oltre ottanta erano i deputati dell’opposizione iscritti a parlare.
Uno stallo superato solo dopo l’ipotesi di un confronto sulla problematica. Ma domani a meno di eccezionali sviluppi non dovrebbero esserci cambiamenti e si ripeteranno le stesse scene viste la scorsa settimana con una possibile coda notturna della seduta. Dal governo comunque si continua a respingere le critiche sul provvedimento, che come detto non riguarda solo Rete 4 ma una serie di obblighi e scadenze comunitarie. Tra cui ci sono appunto anche quelli relativi alla sentenza della Corte europea che ha visto vittoriosa Europa 7. Obblighi che impongono al governo di intervenire pena l’avvio di procedure d’infrazione.
Ed infatti Paolo Romani, sottosegretario alle Comunicazioni, respingendo le accusa spiega che l’emendamento del governo “risponde pienamente ai rilievi dell’Unione europea” e che con “Retequattro non c’entra nulla”.
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rete 4
televisione
| inviato da loccidentale il 26/5/2008 alle 18:13 |
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26 maggio 2008
"Selezione Occidentale" 26/5/2008 Un video-messaggio del Cavaliere per Napoli
Mercato del lavoro: Contrattazione: perché l'intesa raggiunta dalla Triplice non convince

Avrà un futuro l’intesa raggiunta da Cgil, Cisl e Uil sulle "Linee di riforma della struttura della contrattazione"? E’ assai discutibile che si tratti di un progetto innovativo, adeguato alle esigenze del sistema delle imprese e dei lavoratori.
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Conta di più la scienza o la libertà scientifica? Più la tutela della salute delle donne o gli interessi economici? Sembrano questioni che non meriterebbero neppure una risposta. Eppure è intorno alle risposte sbagliate date a queste domande che in molti paesi del mondo si stanno predendo decisioni politiche.
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La food crisis non si può osservare solamente da un punto di vista. Le commodities (strumenti finanziari con cui si scambiano le più disparate merci) ad esempio hanno contribuito a creare un gap economico elevato, e si sta correndo un rischio assai grande con questi prodotti, forse superiore a quello dei mutui subprime.
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Forse per un disguido ci è giunta una e-mail dall'ufficio stampa della presidenza del consiglio contenente la bozza di un messaggio televisivo a reti unificate che Silvio Berlusconi starebbe preparando sul tema dei rifiuti a Napoli. Noi speriamo che lo faccia davvero...
Questo il testo del discorso che ci è arrivato:[...]
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